Borghesia, scienza e vita urbana in una città che cambia

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, Porto Empedocle cambiava volto. Il porto attirava traffici, persone e capitali; lungo le strade polverose del borgo marinaro si affacciavano nuove botteghe, uffici e attività che segnavano il passaggio da approdo periferico a centro urbano moderno. In questo scenario in fermento, alcune famiglie borghesi assunsero un ruolo decisivo nel plasmare la vita economica e sociale della città. Tra le attività più significative di questa trasformazione vi furono le farmacie.
La Farmacia Burgio e la figura di Tommaso Burgio
Tra le prime farmacie ad aprire a Porto Empedocle, la Farmacia Burgio occupò fin dall’inizio una posizione particolare. Non solo per l’anticipo cronologico, ma per il ruolo che seppe assumere nella vita della città. Attorno a quel banco non si muoveva soltanto la quotidianità della cura e del bisogno sanitario, ma prendeva forma un ambiente colto, attento, inserito pienamente nei processi di modernizzazione che stavano attraversando il borgo.
Alla guida della farmacia vi era Tommaso Burgio, una figura che sfugge alle definizioni semplici. Burgio non fu soltanto un farmacista nel senso stretto del termine. Accanto all’attività professionale, svolse un ruolo rilevante come insegnante di scienze naturali e merceologia presso la Regia Scuola commerciale “Nicolò Gallo” di Porto Empedocle, contribuendo alla formazione tecnica e scientifica delle nuove generazioni. In un centro in crescita come Porto Empedocle, la presenza di un docente con competenze scientifiche rappresentava un segno tangibile di maturità culturale e di apertura verso un sapere moderno e applicato.
Il suo profilo pubblico si completava con l’impegno in ambito amministrativo e sanitario. Burgio fu chiamato a far parte della Commissione compartimentale di pesca marittima, un incarico che lo collocava in una posizione delicata, a cavallo tra salute pubblica, economia del porto e controllo delle risorse alimentari. Anche questo ruolo, tutt’altro che formale, indica la considerazione di cui godeva e la fiducia riposta nelle sue competenze.
Ma è forse osservando la farmacia come luogo che si coglie meglio la statura di Tommaso Burgio. La Farmacia Burgio non fu soltanto un presidio sanitario: divenne un punto di incontro, uno spazio di conversazione e di relazioni. Qui si ritrovavano giovani intellettuali, professionisti, membri della borghesia empedoclina, in un clima che andava ben oltre la semplice transazione commerciale. Era un ambiente in cui circolavano idee, informazioni, contatti, riflesso di una città che stava costruendo una propria identità culturale.
Non è un caso che la famiglia Burgio fosse profondamente inserita in questo tessuto sociale. Il matrimonio della figlia Mimma Burgio con Federico Hoefer lega idealmente la farmacia a una delle figure più interessanti del panorama siciliano tra Ottocento e Novecento. Hoefer, imprenditore, dirigente nel settore dello zolfo, uomo di cultura e di relazioni, rappresentava un mondo che dialogava con quello incarnato da Burgio: scienza, industria, istruzione, apertura internazionale. Che un personaggio di tale spessore gravitasse attorno alla famiglia Burgio non appare come una coincidenza, ma come il segno di una convergenza naturale tra ambienti affini.
In questo senso, la Farmacia Burgio diventa una chiave di lettura preziosa per comprendere Porto Empedocle in quegli anni. Non solo un luogo di cura, ma uno snodo della vita borghese, un osservatorio privilegiato da cui leggere le trasformazioni sociali, economiche e culturali della città. Attraverso la figura di Tommaso Burgio, la farmacia si rivela così uno spazio in cui sapere, responsabilità pubblica e relazioni umane si intrecciano, raccontando molto più di quanto potrebbe fare una semplice cronologia di nomi e date.

Le altre farmacie: presenze, continuità, longevità
Accanto alla Farmacia Burgio, altre farmacie operarono a Porto Empedocle negli stessi anni, contribuendo a strutturare un sistema sanitario ormai indispensabile per una comunità in crescita. Le fonti non restituiscono per tutte la stessa ricchezza di informazioni, ma anche le tracce più esili aiutano a ricomporre il quadro di un borgo che, tra Otto e Novecento, aveva ormai superato la dimensione dell’approdo occasionale.
Farmacia Fischetti
Più sfuggente è la figura di Michele Fischetti, il cui nome compare solo episodicamente nella documentazione del primo decennio del Novecento. La scarsità delle notizie non consente di ricostruirne con precisione il percorso, ma la sua presenza, seppur breve, suggerisce una fase di transizione o di subentro temporaneo, forse legata ai mutamenti amministrativi e alle riorganizzazioni che interessarono il settore farmaceutico in quegli anni. Anche queste presenze effimere fanno parte della storia cittadina, perché testimoniano un contesto dinamico, in cui le attività si adattavano ai cambiamenti del tempo.
Farmacia Carmina
Ben più definita è la storia della farmacia Carmina, che si sviluppa in una chiara continuità familiare. Filippo Carmina risulta attivo come farmacista nei primi anni del Novecento e fu il padre di Ugo Carmina, formatosi all’Università di Palermo e destinato a proseguire l’attività paterna. Dopo gli studi, Ugo rientrò a Porto Empedocle e guidò la farmacia almeno fino agli anni Trenta, accompagnando una fase di consolidamento dell’attività in un periodo di profondi mutamenti economici e sociali. Anche questa vicenda racconta una farmacia solida e radicata, parte integrante della vita cittadina nella prima metà del Novecento.
Farmacia Urso
Infine, la farmacia Urso rappresenta il caso di maggiore longevità. Aperta nel 1898, fu una delle prime attività del settore a insediarsi stabilmente a Porto Empedocle e operò in continuità familiare fino agli anni Novanta del Novecento e oltre. Generazioni di empedoclini vi hanno trovato non solo un servizio essenziale, ma un punto di riferimento costante nella vita quotidiana. La durata eccezionale della farmacia Urso, già oggetto di approfondimenti specifici, testimonia la forza di un modello basato sulla trasmissione familiare del sapere professionale e su un rapporto fiduciario costruito nel tempo.
Una lettura d’insieme
Osservate nel loro insieme, le farmacie di Porto Empedocle raccontano molto più di una semplice storia commerciale. Esse riflettono l’evoluzione di una città che, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, seppe dotarsi di servizi qualificati, di figure professionali riconosciute e di spazi in cui la cura, il sapere e le relazioni sociali si intrecciavano. Dalla Farmacia Burgio, fulcro di una borghesia colta e attiva, alla lunga continuità delle farmacie Carmina e Urso, fino alle presenze più episodiche come quella di Fischetti, emerge il ritratto di una Porto Empedocle viva, complessa, profondamente inserita nel suo tempo.




