
Dalle origini al ruolo di caricatore di Girgenti
L’area oggi occupata da Porto Empedocle fu per secoli un punto nevralgico per il commercio agrigentino, legato alla necessità di esportare grano e altri beni agricoli prodotti nell’entroterra. Già in epoca medievale, il luogo era noto come “Marina di Girgenti” o semplicemente “caricatore di Girgenti”, ovvero scalo marittimo attrezzato per l’imbarco delle merci. Le scorte venivano conservate in grotte naturali scavate nella marna, ideali per la tenuta del grano grazie alla loro resistenza all’umidità.
La zona, pur priva di un centro abitato stabile, costituiva quindi un’estensione funzionale della città di Girgenti, di cui rappresentava la porta marittima.
Dal mondo antico alla dominazione arabo-normanna
Durante l’età classica, il porto principale di Akragas (l’odierna Agrigento) si trovava alla foce del fiume omonimo, presso l’attuale località di San Leone. La progressiva sedimentazione costiera potrebbero aver spinto, già in epoca tardoantica o altomedievale, a un graduale spostamento delle attività portuali verso l’attuale sito di Porto Empedocle.
È con la dominazione islamica della Sicilia (827–1091) che questo tratto di costa acquisisce un ruolo militare e commerciale di primo piano. Gli emiri sfruttarono lo scalo – Marsâ ‘al G.rg.nt – per l’invio di grano, sale e vino verso il Nord Africa, e successivamente i Normanni ne mantennero e ampliarono la funzione, integrandolo nella rete degli empori marittimi dell’isola. Nel XIV secolo il porto è già dotato di una torre marittima che vigila sulle attività commerciali.

Il potenziamento sotto gli Aragonesi e l’epoca spagnola
Nel 1477 il caricatore di Girgenti ricevette un riconoscimento ufficiale da parte del re Giovanni d’Aragona, che lo indicò come uno dei più attivi del Regno. A metà del Cinquecento, l’imperatore Carlo V ne ordinò la fortificazione con la costruzione di una torre costiera, parte del sistema difensivo progettato per contrastare le incursioni barbaresche. L’opera, realizzata nel 1554, divenne un punto di riferimento sia militare sia simbolico, attorno al quale si svilupparono le attività civili e commerciali. In questo contesto, nei decenni successivi, si cominciarono a costruire i primi edifici stabili, depositi, magazzini e abitazioni, dando origine a un vero e proprio agglomerato urbano.
Nel Settecento, l’economia portuale conobbe un nuovo slancio: nel 1749 iniziarono importanti lavori di ampliamento del molo, conclusi nel 1763. Il caricatore, sotto i Borbone, continuò a rafforzare la propria funzione strategica nella distribuzione del grano siciliano verso i mercati del Mediterraneo.
L’Ottocento e il commercio dello zolfo
A partire dal secondo decennio del XIX secolo, lo scalo del Molo di Girgenti assunse un ruolo centrale nel nuovo sistema economico legato all’industria zolfifera. Lo zolfo, estratto in gran parte nelle provincie di Girgenti e Caltanissetta, veniva imbarcato dal molo empedoclino per raggiungere i principali porti italiani ed europei. Il traffico attirò mercanti da Napoli, Amalfi, Malta e da diverse città siciliane.
Nel corso del secolo, numerose società estere – inglesi, francesi, tedesche e statunitensi – stabilirono filiali e rappresentanze nel porto, contribuendo all’industrializzazione della zona e alla crescita della popolazione locale. L’importanza assunta da Porto Empedocle negli scambi internazionali portò anche all’insediamento degli agenti consolari di diverse nazioni: Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Argentina, Grecia, Stati Uniti e Austria-Ungheria. Questi rappresentanti svolgevano funzioni di tutela per i cittadini e gli interessi commerciali delle rispettive nazioni, conferendo al porto un ruolo non solo economico, ma anche diplomatico e strategico nel contesto mediterraneo.

L’autonomia e la nascita del Comune
Già nel 1835, il numero crescente di residenti e attività spinse gli abitanti del Molo di Girgenti a chiedere la separazione amministrativa da Girgenti. L’opposizione delle autorità cittadine rallentò il processo, ma nel 1851 venne riconosciuto il Decurionato, primo passo verso l’autonomia. Il 1° gennaio 1853, grazie all’intervento diretto presso Ferdinando II da parte di una delegazione locale, la borgata ottenne ufficialmente lo status di comune autonomo.
Restava però la questione del nome. Il toponimo “Molo di Girgenti” veniva percepito come un’eredità subordinata. Il nuovo governo unitario, con il decreto n. 12783 del 1862, invitò i comuni siciliani a modificare le denominazioni simili. Il consiglio comunale propose il nome “Porto Empedocle”, in onore del filosofo presocratico Empedocle di Agrigento. La proposta venne accettata con regio decreto il 4 gennaio 1863.
Porto Empedocle tra memoria e futuro
La storia di Porto Empedocle riflette le trasformazioni economiche, politiche e culturali della Sicilia. Da semplice punto di carico del grano a crocevia internazionale dello zolfo, da borgata marginale a comune autonomo, la città ha saputo adattarsi e crescere attraverso le epoche. Oggi conserva ancora le tracce di questo passato stratificato: la torre voluta da Carlo V, le grotte granarie, il porto che ha visto partire navi per ogni angolo del Mediterraneo. Porto Empedocle resta, nel suo nome e nella sua identità, il risultato vivo di secoli di storia.

Precedentemente pubblicato 2016-08-18 18:40:02.




