
Porto Empedocle, antico snodo commerciale e marittimo della Sicilia, custodisce una storia affascinante legata alla conservazione e al commercio delle derrate alimentari. Tra i suoi elementi più caratteristici e meno conosciuti vi sono le fosse granarie, enormi depositi sotterranei che impressionarono numerosi viaggiatori del passato, tra cui il barone Johann Hermann von Riedesel.
Origine e struttura delle fosse granarie
Le fosse granarie non furono create dall’uomo, ma si formarono naturalmente a causa dell’erosione carsica del terreno marnoso su cui oggi sorge il centro storico di Porto Empedocle. Secondo lo storico Baldassare Marullo, la conformazione geologica della zona permise di adattare queste cavità naturali con facilità, trasformandole in veri e propri magazzini sotterranei. Il dottor Giovanni Gibilaro, nel suo studio approfondito, sottolinea come con pochi interventi queste grotte divennero funzionali alla conservazione di grano, orzo e fave.
Nel loro periodo di massimo utilizzo, le fosse potevano contenere fino a 48.554 salme di cereali, un quantitativo impressionante se si considera che una salma era sufficiente a nutrire una persona per un anno. Il sistema di trasporto del grano era altrettanto ingegnoso: le fosse venivano aperte tramite elevatori chiamati “paranchi”, e le derrate venivano fatte scivolare lungo canali scavati nella roccia fino alla spiaggia sottostante, dove venivano pesate, insaccate e caricate sulle navi in attesa.
Il numero e la disposizione delle fosse
Un documento del 1840, scoperto dallo studioso Gibilaro e redatto da un certo Giuseppe Bonsignore, elenca ben settantadue fosse granarie, molte delle quali portavano nomi di santi. Tuttavia, alcune risultavano già allora inagibili, colme d’acqua o di rifiuti. Secondo Marullo, il numero originale delle fosse era probabilmente molto più alto, dato che il loro abbandono era iniziato già da tempo.
La loro funzione si estese dal periodo svevo fino alla metà del XVIII secolo, quando la costruzione del porto e dei primi magazzini in muratura sulla spiaggia ne rese superfluo l’uso. Da quel momento, le fosse furono progressivamente dimenticate e inglobate nell’espansione urbana.
Il destino delle fosse granarie
Dopo il loro abbandono, le fosse granarie divennero parte integrante della crescita urbana di Porto Empedocle. Marullo descrive come la parte occidentale del centro storico sorse proprio sopra questi antichi magazzini, con una disposizione irregolare delle case e una toponomastica che ancora oggi ne conserva la memoria. Il termine “i fossi” era infatti utilizzato dagli abitanti per indicare l’area dove sorgevano queste strutture.
Durante la Seconda guerra mondiale, alcune delle fosse ancora esistenti vennero riutilizzate come rifugi antiaerei per proteggere la popolazione dai bombardamenti del 1943. Questa funzione di emergenza ne conferma la solidità e la straordinaria capacità di adattamento alle esigenze dell’epoca.

Un’eredità da riscoprire
Una preziosa testimonianza della presenza delle fosse granarie ci arriva da una mappa del 1720, disegnata dall’ingegnere siciliano Constantino, al servizio della spedizione del Marchese di Leyde per la riconquista della Sicilia, e pubblicata da Liliane Dufour nell’Atlante storico della Sicilia. Una rappresentazione cartografica mostra con precisione la disposizione di ben ottanta fosse granarie lungo il costone marnoso che dominava l’insenatura su cui sarebbe sorto Porto Empedocle.
Oggi, le fosse granarie rappresentano un capitolo dimenticato della storia locale, un patrimonio nascosto sotto le fondamenta della città moderna. Riscoprirne l’esistenza e valorizzarne la memoria potrebbe offrire un’opportunità unica per la tutela e la valorizzazione del passato di Porto Empedocle.
Precedentemente pubblicato 2025-03-09 09:00:00.




