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Quando Houël Visitò il Porto di Girgenti: uno Sguardo sul Cuore Commerciale della Vecchia Agrigento

Porto di Girgenti 1783 ca., Archibald Robertson

Nel 1776, il pittore e viaggiatore francese Jean-Pierre Houël intraprese un affascinante viaggio tra le isole di Sicilia, Malta e Lipari, lasciandoci uno dei resoconti più vividi e preziosi dell’isola in epoca preunitaria. La sua opera, pubblicata nel 1782 con il titolo Voyage pittoresque, dedica un’accurata descrizione al porto di Girgenti, oggi Porto Empedocle…

Secondo Houël, il porto – situato a circa quattro miglia dalla città di Girgenti (l’attuale Agrigento) – era uno dei caricatori più affidabili e sicuri di tutta la Sicilia. Protetto dai venti e dalle burrasche, accoglieva navi da ogni angolo d’Europa, che venivano a caricare merci pregiate: grano, orzo, fagioli, mandorle, pistacchi, zolfo, miglio, e perfino il fieno. Era un vero crocevia mediterraneo, ben organizzato e strutturato con magazzini ampi e grotte scavate nella roccia, in cui il grano poteva essere conservato per anni senza deteriorarsi.

Un aneddoto raccontato da Houël colpisce particolarmente: nel 1776, durante dei lavori nella roccia, fu aperta per caso una fossa chiusa da oltre ventidue anni, trovandola ancora piena di grano perfettamente conservato. Una piccola meraviglia dell’ingegno e della semplicità siciliana, che ci parla di una cultura contadina solida, ingegnosa e profondamente connessa alle necessità del tempo.

Un sistema portuale all’avanguardia

Il porto non era solo un luogo di scambio, ma anche un apparato amministrativo e militare ben oliato. Esistevano figure preposte al controllo delle merci, come il capitano del porto e il vice-portolano, incaricati di registrare ogni carico, la provenienza, il destinatario e la destinazione finale. Era una vera dogana in miniatura, con poteri giudiziari in caso di controversie tra i mercanti.

Girgenti, come città marittima, vantava anche una fortezza armata con quattordici cannoni, presidiata da centotrenta soldati. Una presenza militare che garantiva ordine e sicurezza, oltre a testimoniare l’importanza strategica di questo scalo.

A mantenere il porto in condizioni ottimali contribuivano anche galeotti al servizio dello Stato, guidati da ingegneri, che si occupavano della pulizia e della manutenzione delle strutture.

La fatica del carico: quattrocento uomini a lavoro

Ma la scena più vivida e quasi teatrale descritta da Houël è quella del caricamento delle navi. Per ogni imbarco, quattro o cinquecento uomini arrivavano a piedi da Girgenti, percorrendo una lunga lega fino al porto, per trasferire il grano dai magazzini alle barche. Un vero e proprio rito collettivo, fatto di fatica, coordinazione e attese.

Il grano veniva poi gettato con cesti dentro le stive delle navi, tramite una grande tela che univa le barche al vascello. Era un’operazione lenta e costosa, ma ben collaudata, segno di una comunità abituata al lavoro e all’efficienza.

Un porto descritto ma non dipinto

Curiosamente, Houël, che era solito accompagnare i suoi racconti con tavole minuziose, non ci ha lasciato alcuna veduta del porto di Girgenti. Né schizzi né incisioni figurano tra le sue opere per questa parte del litorale. Rimane quindi solo la sua descrizione scritta, che assume oggi un valore ancora più raro e significativo: è la finestra testuale più dettagliata che abbiamo sul porto settecentesco, sul suo funzionamento e sulla sua importanza strategica.

Precedentemente pubblicato 2025-04-22 10:20:06.

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