
Nel settembre 2025 il simulacro di San Calogero ha dovuto lasciare, dopo decenni, la casa che lo aveva custodito. Una notizia che ha colpito profondamente la comunità empedoclina, non solo per il trasferimento dell’immagine del santo, ma per ciò che quel luogo rappresentava nella memoria collettiva.
La ragione è legata alla decisione della Diocesi di Agrigento di mettere in vendita l’immobile noto come Casa del Portuale, di proprietà della parrocchia Maria Santissima del Buon Consiglio di Porto Empedocle. Con un avviso pubblico, l’arciprete don Luigi Lo Mascolo ha reso nota la manifestazione di interesse per la vendita dell’edificio, situato tra via IV Novembre e via Genuardi, con accesso principale da via IV Novembre e ingressi secondari dalle vie Genuardi ed Empedocle. L’avviso è stato pubblicato sul sito dell’Arcidiocesi e affisso in tutte le parrocchie cittadine.
All’interno della Casa del Portuale era stata realizzata, negli anni, una cappella dedicata a San Calogero, costruita dal comitato della festa grazie alle donazioni dei fedeli. Non si trattava soltanto di uno spazio devozionale: la cappella ospitava anche una significativa esposizione fotografica sulla storia della festa, una sorta di piccolo museo della memoria popolare, cresciuto nel tempo attraverso immagini, volti, gesti e rituali tramandati di generazione in generazione.
La statua di San Calogero, risalente alla metà dell’Ottocento, non è mai stata legata in modo esclusivo a una chiesa vera e propria. È sempre stata, in un certo senso, “un santo di casa”, custodito in un luogo popolare, donato alla Curia dai lavoratori del porto e vissuto come uno spazio collettivo, più che istituzionale. Un dettaglio che spiega bene il legame profondo tra il santo e la città.
A seguito della vendita dell’immobile, il simulacro è stato trasferito all’interno dell’Auditorium San Gerlando, ricavato nell’ex chiesa di Maria Santissima del Buon Consiglio, la prima chiesa di Porto Empedocle. Un ritorno, in qualche modo, alle origini: un edificio fondativo per la comunità empedoclina, oggi rifunzionalizzato, che accoglie nuovamente una delle sue devozioni più radicate.
Non è un caso che questo nuovo collocamento riporti alla mente anche la figura di Andrea Camilleri. Lo scrittore, nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, raccontava di essere venuto al mondo mentre il simulacro di San Calogero passava di corsa in processione. Un episodio che lui stesso trasformò in racconto e simbolo, arrivando a definire San Calogero come “l’unico santo a cui affidarsi” nel suo personale e ironico “paradiso senza santi”. La nuova sede del simulacro si trova oggi a pochi passi dai luoghi camilleriani, lungo una geografia urbana fatta di ricordi, parole e devozione popolare.
Secondo quanto emerso, l’ex chiesa destinata ad accogliere il simulacro potrebbe diventare anche uno spazio museale dedicato alla storia della devozione a San Calogero. Se questo progetto prenderà forma, il trasferimento non sarà soltanto una perdita, ma anche una trasformazione: dalla cappella dei portuali a un luogo di memoria più ampio, capace di raccontare non solo il santo, ma la città che gli è cresciuta attorno.
Resta, tuttavia, la chiusura di un capitolo importante. La Casa del Portuale non era soltanto un edificio, ma un simbolo di partecipazione, fede e identità condivisa. Il suo svuotamento segna una frattura silenziosa tra proprietà giuridica e sentimento popolare, tra ciò che è vendibile e ciò che, per molti, non lo sarà mai davvero.




