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Il Monte Toro di Pancrazi: Strategia e Memoria nel Paesaggio Agrigentino

Tavola antica del 1751 di Giuseppe Maria Pancrazi che raffigura il Monte Toro (oggi Monserrato) tra Agrigento e Porto Empedocle - Tomo I, Tav. III, Cap. III - Antichità siciliane spiegate, Giuseppe Maria Pancrazi, 1751

Proprio dietro le nostre case, su quel colle che oggi chiamiamo Monserrato, un tempo si estendevano il campo dei Cartaginesi e quello dei Romani, impegnati nell’assedio di Agrigento durante le guerre puniche.
Ce lo racconta Giuseppe Maria Pancrazi, uno di quei viaggiatori eruditi del Settecento che, armati di curiosità e penna, ci hanno lasciato testimonianze preziose di un paesaggio che oggi fatichiamo a riconoscere.

All’epoca, quello che oggi appare come un semplice rilievo sormontato da antenne della telefonia, era il Monte Toro: un punto strategico da cui si dominava il caricatore di Girgenti — allora in piena trasformazione, con i primi lavori per la costruzione del nuovo molo — e gran parte della costa.
Sulla cima sorgeva anche il Santuario della Madonna di Monserrato, oggi completamente scomparso, ma che un tempo rappresentava un punto di riferimento religioso e visivo per marinai e contadini.

Nella magnifica Tavola III disegnata da Pancrazi, possiamo riconoscere il profilo del colle, con la linea della costa in lontananza, e i segni ancora vividi di una storia antichissima, fatta di guerre, campi trincerati e sogni di conquista.

Uno sguardo sul passato: Monte Toro e il caricatore di Girgenti

Se oggi Monserrato è un tranquillo colle coperto di antenne, ai tempi di Giuseppe Maria Pancrazi — il cui resoconto venne pubblicato nel 1751 — era un punto nevralgico.
Da lassù si abbracciava con lo sguardo tutta la fascia costiera tra Girgenti e il mare.
Si vedeva il caricatore di Girgenti, il motore economico locale dove si caricavano i cereali destinati a tutto il Mediterraneo.
Proprio mentre Pancrazi osservava quei luoghi, si stavano gettando le basi del nuovo molo (la grande opera portuale avviata nei primi decenni del Settecento), destinato a cambiare per sempre il volto del piccolo scalo.

Sparsi sulle pendici del monte e nelle valli circostanti, sopravvivevano nei nomi popolari ricordi antichissimi:
i Cartaginesi, guidati da Imilcone e Annibale, avevano posto lì i loro accampamenti durante il terribile assedio di Akragas (406-405 a.C.); più tardi, nel 261 a.C., il generale cartaginese Annone fu sconfitto dai Romani proprio in questa zona.

I nomi come Campo dei Cartaginesi o Campo dei Romani sopravvivevano ancora nel Settecento nella toponomastica popolare, mantenendo viva la memoria di quei giorni lontanissimi.

Monserrato - Immagine © Google Earth

Il santuario perduto della Madonna di Monserrato

Sulla cima del colle, Pancrazi colloca il Santuario della Madonna di Monserrato e lo descrive ancora presente.
Secondo la tradizione, il culto risalirebbe al XII secolo, quando i Catalani di Barcellona portarono in Sicilia la devozione verso la loro celebre Madonna Nera di Montserrat.

Nell’attuale quartiere di Villaseta — non sulla cima, ma sulle pendici più basse del colle — si trovano ancora i resti di una chiesa dedicata alla Madonna di Monserrato, fondata nel 1436 dalla Congregazione dei Canonici Regolari di San Giorgio.
È possibile quindi che Pancrazi, nella successiva stesura delle didascalie, abbia confuso la posizione esatta oppure si riferisse a un edificio sacro più antico, oggi perduto.

Oggi, del santuario resta solo il nome della collina — Monserrato — che continua a custodire quel frammento di storia antica.

Oggi

Sulla vetta, accanto al panorama mozzafiato, svettano solo delle antenne della telefonia, nuovi totem della modernità.
Ma chiudendo un attimo gli occhi, possiamo ancora immaginare gli accampamenti dei Cartaginesi, i templi in fiamme di Akragas, i crocchi di contadini tra gli ulivi, e il suono lieve delle campane che si spandeva lungo tutta la costa.

Precedentemente pubblicato 2025-04-28 11:51:27.

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