
Ci sono rivalità storiche che hanno segnato la storia dell’umanità: Atene contro Sparta, Roma contro Cartagine, Palermo contro Catania… e poi c’è la guerra eterna tra gli agrigentini e gli empedoclini. Una faida che affonda le sue radici nel lontano 1835, quando i “marinisi” decisero che essere una semplice borgata di Girgenti non faceva per loro. Nacque così l’epopea della secessione, tra colpi bassi, insulti folcloristici e un decreto reale che mise fine al dramma.
Le Origini del Conflitto: Pedi Chiatti vs Parrinara
I girgentani, con la loro proverbiale eleganza e la loro passione per la burocrazia, storcevano il naso davanti ai loro vicini di mare, quei marinai con i piedi sempre scalzi che non conoscevano altro che vento, sale e mercanzie. Li chiamavano “marinisi pedi chiatti” con un misto di scherno e superiorità, come a dire: “Voi siete solo caricatori di barche, che ne sapete di civiltà?”.
Ma i marinisi non si lasciavano certo intimidire e rispondevano per le rime: “Girgintani, scorcia cani, di li peddi ni fannu campani!”. Tradotto in termini moderni: “Voi siete così pii e devoti che persino le campane delle vostre chiese sono fatte con le pelli dei cani!”. Un’accusa di un certo spessore, che mette in dubbio il livello di santità della città piena di preti e frati.
La Secessione tra Insulti e Cavilli Burocratici
I marinisi erano determinati a scrollarsi di dosso il giogo girgentano. La popolazione cresceva, le case aumentavano e la voglia di indipendenza si faceva sempre più pressante. Ma gli amministratori di Girgenti non volevano certo perdere il loro prezioso porto. E così, con una serie di cavilli burocratici degni di un’odierna puntata di “Report”, fecero di tutto per impedire la separazione.
“Ma al Molo non c’è gente capace di amministrare!” dicevano i girgentani, con fare paternalistico. E gli empedoclini, ovviamente, si imbestialivano. Loro, che commerciavano con il mondo intero, che avevano più contatti con i mercanti inglesi e francesi che con gli agrigentini stessi, non erano idonei a gestire un comune?
La tensione cresceva, e alla fine i marinisi decisero di saltare tutti i passaggi burocratici e rivolgersi direttamente al Re. Se c’era qualcuno che poteva mettere fine a questa tragicommedia, era lui.
L’Intervento Reale: Ferdinando II e il Decreto della Salvezza
Ferdinando II di Borbone, noto per il suo approccio pragmatico (e per essere stato soprannominato “Re Bomba” qualche anno dopo), era stato a Porto Empedocle ben tre volte. Conosceva bene la situazione e, soprattutto, sapeva che i marinisi non si sarebbero mai arresi. Così, da Ischia, con un colpo di penna e senza nemmeno consultare gli avvocati girgentani (cosa che probabilmente li fece infuriare ancora di più), decretò l’autonomia di Porto Empedocle.
Fu un giorno di festa: i marinisi esultarono, i girgentani si rassegnarono e la burocrazia perse una delle sue battaglie più sentite. Ma la rivalità? Quella no, quella è rimasta intatta. Ancora oggi, tra battute e sfottò, la vecchia faida vive, simbolo di un passato fatto di orgoglio, battaglie amministrative e qualche insulto colorito che, diciamolo, rende il tutto molto più divertente.
Precedentemente pubblicato 2025-03-15 10:40:37.




